e la fame si avvicina…perchè non c’è profumo migliore di quello dello strutto che si scalda sul testo e cuoce e fa le bolle bruciate e che ti stuzzica anche se pensavi di non aver fame. è la specialità tipica romagnola, il cibo da esportazione per eccellenza, da strada, da spiaggia, da merenda, da pranzo, da antipasto, da primo, secondo, contorno e dolce. e naturalmente…ne esiste una ricetta per ogni città che si affaccia sulla via emilia. inizia faenza con la sua piadona grossa, da groppo in gola, ricca di lievito, bicarbonato, spesso uova e non è quella che piace a me. si arriva a forlì castrocaro, è ancora grossa ma meno, con un filo di miele e il lievito sempre, anche il latte non ci sta male e ci sta spesso ma, non è quella che preparo io. poi a cesena lo spessore diminuisce e in alcuni chioschi possiamo trovare la migliore piadina della specie romagnola. profumata, soffice, quasi sfogliata. è quella perfetta con la salsiccia, abbastanza consistente da accogliere il sugo che si forma stringendo il boccone fra le mani, per il morso di assaggio. spesso viene servita in un cono di carta chiuso in fondo, il miglior sistema per non macchiare la gonna, il pantalone, la camicia. proseguendo il viaggio ecco la piada arciunesa, la piada di riccione è una sola. quella del mitico piadinaro di viale gramsci a riccione. romano di nome e mitico di cognome lui e le sue donne (bellissime) che tirano, stendono, cuociono come in un film di fellini, il profumo gira gli angoli e si spande per le strade, la fila inizia alla mezza e fino alle 2 è calca sul marciapiede per la sua piada. ne vale la pena. assolutamente. questa è la piada sottile come un’ostia, più o meno ricca di strutto, ma assolutamente prosciutto e mozzarella o squaquerone e rucola. chiedete a mio figlio qual è la cosa per cui vale la pena vivere…

io ho due preferite. la “arciunesa” del piadinaro e la “cesenate” del chioschetto del mercato di lugo. che poi son zdaure di fusignano. tutto questo scrivere per arrivare alla prima ricetta: la mia piadina riccionese che non è la ricetta perfetta, ma è quella che lo sparso ha eletto, col padre, la preferitata.

me la tiro

500 gr di farina 0 – ora sto usando una 1 sorprendente questa che si vede sopra di un molino ad acqua (trovata a savignano sul rubicone)

100 gr di strutto buono

3 cucchiaini di sale (integrale fino di cervia)

150 grammi di acqua calda. (io uso quella del sindaco)

nella planetaria metto lo strutto e faccio girare per ammorbidire, aggiungo il sale, la farina e l’acqua a filo. a velocità non troppo alta faccio lavorare fino a ottenere un impasto morbido e liscio. metto in sacchetto di plastica e schiaffo in frigorifero. dopo un’ora è pronta. ma volendo si può usare anche un paio di giorni dopo. quando vien voglia di farsi una piada …tirar fuori l’impasto, fare una pallina di circa 100 gr e tirarla sooootttiiiileeee! mentre la tiravo il fotografo mi mangiava l’orecchio e non mi ha lasciato il tempo di curare l’aspetto geometrico. deve essere tonda. o quadrata (come a misano) ma non fantasma-gorica o a macchia…la mia è sghemba…e poi, attenzione, per cuocere questa piada vanno bene qualsiasi padella antiaderente (senza teflon meglio) con fondo spesso, da posizionare sulla fiamma più calda, messa al massimo. deve essere rovente perchè cuoce in un attimo e forma le classiche bolle bruciacchiate. (per la versione cesenate invece si usa il testo di terracotta, ha il lievito e ha bisogno di più tempo)

cuoce subito, appena gonfia, girarla…

appiattire le bolle e ruotarla

oggi l’abbiamo fatta con crudo e fontina. il commento del fotografo è stato c…o se è buona, ma aveva molta fame. io continuo a desiderare quella di riccione che fa tanto bene al cuore. però questa è la mia versione che gli somiglia di più.

piadinaro dal cellulare

prosciutto e mozzarella dal cellulare