la cura

attraverso strade, dal sedile lato finestrino, di un pulmino guidato alla cieca. osservo.

case decorose, belle, ricche. case umili, senza giardino, ma con marciapiedi immacolati, case con giardini a circondare-prati come se fossero stati pettinati.
ogni casa colonica ha strumenti e masserizie in ordine, sono compunti e rigorosi.

la marca trevigiana, che ho visitato, è: del “prendersi cura”prendersi cura del proprio territorio. prendersi cura del proprio lavoro. prendersi cura del cliente. prendersi cura dell’ospite. prendersi cura del lavoratore. sì. è così. e noi possiamo solo imparare.

che giorno era? era un venerdì di sole, di settembre. partite da bolognautostrada, due toscane e due romagnole, un manipolo di foodblogger a marchio aifb, alla scoperta di quella che è chiamata, appunto, marca trevigiana.
prima tappa, a colori, del progetto di serena: il bianco.
bianco come il latte e il formaggio; bianco come il cognome di adriano, re degli gnocchi; bianco come il gesso e i marmi del canova; bianco come il prosecco che vede qui la sua patria. bianco come la tela che chiude stretta la pasta madre; bianco come il chicco del caffè prima di essere tostato (mi sto arrampicando sugli specchi) bianco come i camici delle aziende che hanno millemila certificazioni sanitarie (sto scivolando dagli specchi)

bianco insomma.

come la prima notte passata a paderno del grappa, che l’albergo era bello ma, la voglia di mettere piede nella notte lo era di più e la passeggiata si è fatta lunga con l’amica, che anche se era buio si vedeva la vita al di là delle finestre illuminate e non ricordo randagi e la musica era un richiamo grande. che da qualche parte un paese in festa o solo una piazza.

e la sveglia era così presto e così forte e io ero così curiosa per quello che ci aspettava, che le tre ore dormite mi son parse appunti.

appunto: ogni volta che parto, metto in valigia le scarpe per correre, gli stivali salvavita, una giacchetta che mi ripara e molto che non sapevo.
metto il fiume, che ritrovo ad ogni corsa. metto il cielo che mi accoglie, che somiglia a quello di sempre; metto i campi di alberi da frutto, le viti; i campanili e i cimiteri; metto l’apertura mentale a lasciarmi invadere da persone, cose, parole, luoghi; metto la pazienza di imparare e l’impazienza del fare comunque, ogni volta, dei passi alla scoperta. individuali.

conegliano run

questa è la ricchezza che rimane di ogni viaggio: la valigia torna piena di andate e ritorni che non puoi riporre. ripartono con te.

questo il mio primo resoconto: bianco e cura. una cura che voglio provare a fare: la cura del prosecco.

ho programmato di ritornare con la bici, che far le strade del prosecco a pedali, facendo rifornimento di energia, deve essere un’esperienza strepitosa.
prenderò treno + bici fino a a castelfranco veneto, poi in bici raggiungerò  fraccaro spumadoro e farò una colazione abbondante (che ci ho lasciato il cuore a quel banco cornetti e brioches) poi raggiungerò conegliano, dove mi fermerò a dormire (nella struttura che al momento avrà il miglior prezzo e il posto dove metter la bici) e dove tornerò a correre lungo le rive del fiume. cena al cheese bar  e il giorno dopo da conegliano deciderò se fare questo percorso o questo percorso.

tornerò a far sosta da per perenzin e prima di ripartire, un spuntino al feva. cittadella non è lontana e mi piacerebbe includerla nel giro. ma soprattutto andrò per prosecco. che il carburante per chi pedala deve essere frizzante e puro.

ci venite con me? primavera – estate il periodo. accetto consigli e luoghi in cui fermarmi. solo il mezzo di trasporto non voglio cambiare.

le strade del prosecco

Commenti (4)

Rispondi