ore 16, rotonda dei cappuccini. un anziano in pigiama è fermo all’incrocio che viene da monte, una signora con finestrino abbassato sta parlando con lui. Io passo con la bici e la cosa mi colpisce dentro. pigiama. babbo. situazione assurda.
mi fermo, chiedo e decidiamo di accompagnarlo nella clinica vicina. anche la signora è preoccupata, libera l’incrocio e intanto che mi raggiunge io cammino piano sottobraccio all’anziano, lo sorreggo.
-come si chiama?
-nome e cognome.
-dove abita?
-in borgo.
-era in ospedale?
-noooo, sono uscito di casa ma ho fatto tanta strada e adesso piove.
-ha figli?
-sì, tre, due maschi e tre femmine.
sorrido, quanta tenerezza nel suo fermarsi a prendere fiato, guardarsi intorno e scuotere la testa, immagino la sua confusione.
ritorna la signora e ci diamo il cambio, raggiungo l’accettazione della clinica pedalando, sta piovendo, devono intervenire in fretta.

e inizia l’assurdo. alla reception-
-c’è un anziano in pigiama all’incrocio, è ricoverato qui, nome e cognome?
-forse quello che prima girava qui intorno? (si chiedono le ragazze) non possiamo guardare i nomi dei ricoverati.
-ma dovete andarlo a prendere piove!
-prova a sentire in reparto.
il reparto non può occuparsene, inizio a minacciare denunce, chiamano la direzione, temporeggiano, non decidono.
guardo fuori, piove, la coppia fatica a procedere, allora mi faccio indicare dove recuperare una sedia a rotelle e vado io.
lo riporto in reparto dove dicono che lo hanno tanto cercato, ma no, non sono autorizzati a uscire.

che paese è quello che mette la burocrazia davanti a una azione intelligente?
che clinica privata è quella che ti fa firmare pagine su pagine di privacy, ma non si preoccupa di un anziano che si smarrisce?

ci siamo salutati e nome e cognome ha detto che non voleva stare lì.
e che gli dispiaceva che non ci saremmo più visti.

ma io ci sono ritornata, una volta e un’altra ancora, per vedere come stava e se la pioggia non gli avesse fatto troppo male. non mi ha riconosciuta, le infermiere mi hanno guardata con fastidio, nome e cognome aveva le sbarre al letto e gli occhi smarriti. ho smesso di andarlo a trovare, non vorrei pensassero che vado cercando qualcosa. che a volte anche far del bene viene guardato con sospetto.

nota: ne ho scritto su fb e molti dei commenti mi hanno gratificata e meravigliata. un gesto normale scambiato per eccezionale