non mi capacito. che da quel giovedì di dicembre in cui, una contrazione dopo l’altra, accettai di farmi portare in maternità, siano passati 28 anni.
non mi capacito di essere madre di un uomo. che è molto più facile essere mamma di un bambino. forse.
e i riti del 21 dicembre, gli auguri alle 18, la torta, sempre quella, da ritirare. e il presepe e yule da celebrare. faccio slalom fra le cose da fare, le cose
che vorrei fare e quelle che non posso evitare, continuando a pensare a quel giovedì di 28 anni fa. lo sciopero delle infermiere, ascoltare il tuo respiro.
e gli anni passati, le volte che ti ho lasciato solo, i compiti che non ti ho aiutato a fare, i problemi che mi hai risolto e le volte che ti ho guardato sbagliare.
la colazione insieme, il mio esser nervosa, il tuo puntare il dito. hai il mio modo di rispondere a tono, hai l’ignoranza che riconosco nel segno. da adulto.

machissenefrega. il 21 dicembre torni a essere bimbo e io torno a essere mamma, non madre. che mamma coccola, madre insegna.e ciò diventa la mia poesia.
e accendo luci, candele, camino, che come ogni anno, l’averti dato la luce nel giorno del solstizio d’inverno mi riempie di senso e di bello.

(e grazie per avermi prestato la tua bici- ho anche la tua felpa e la tua tracolla)