come forrest
gump. perchè ho guardato le tende in camera dell’armadio e ho pensato che era arrivato il momento di lavarle. e con la scala alta ho visto la polvere paleolitica sull’armadio e ho pensato che era arrivato il momento di toglierla e con lo straccio inevitabilmente sono scesa sull’anta e il bianco si è acceso e ho pensato che … e poi mi sembrava che l’armadio di fronte meritasse stesso trattamento e il parquet della stanza a quel punto si è messo a cantare tocca a me tocca a me…e se pulisci un pezzo di parquet, piastrella dopo piastrella fai tutta la zona notte… poi arrivi a toccare la porta, di legno, con lo straccio umido…
sottana miseria
e niente, nell’armadio hai quella gonna che non metti da almeno 7 anni. e ti ricordi anche la data esatta in cui te la sei messa l’ultima volta. gonna marrone, maglia cartadazucchero, giacchina vintage in camoscio beish, calzettoni carta da zucchero, mocassini beish. e allora pensi che te la metti oggi la gonnellina a pieghe e la tiri giù con forza, cosa che fa partire l’effetto molla della gruccia, che diventa un’arma impazzita, per la stanza, fra gli armadi. (grucciamiseriatiodio) e scopri che la gonnellina di pura lana bella è piaciuta tanto alle tarme e lo scopri nell’attimo esatto in cui senti che non puoi fare a meno di lei. che è sempre stata in…
il momento di dire addio
una casa vuota di vita, ma non di cose mi aspetta. una casa e un paese da cui sono stata volutamente lontana, per non sentire la lama dei ricordi affondare dentro me. una casa in cui sono stata felice, così inconsapevolmente felice allora, così consapevolmente impreparata ora. le risate di mamma, le sgridate di babbo, anche il ricordo di nonna che mi correva dietro, in cortile, con la scopa per suonarmele, oggi mi fa sorridere. le tavolate con gli amici dei miei, i saluti della gente che non mancavano mai. oggi scrutano dalle tapparelle per vedere se “sgombriamo” se togliamo il peso di una casa vuota, se vendiamo, se lasciamo mobili, se possono ferire in…
flan cool
religiosamente non sarebbe il giorno adatto. politicamente sono almeno ventanni che. sul monte calvario i ladroni sono più di due. e non verranno crocifissi neanche stavolta no. che il popolo prende svarioni come tutti. che esattamente come chi si ritrova palazzi “asuainsaputa” il popolo si ritrova a non aver votato mai il furfante di turno. ma. l’antipasto di pasqua sarà questo. che mi si sposa bene con il momento storico. il flan, che è tanto cool succede che un giorno suona il vicino e mi dice che ha un “nonmiricordolaparola” di spinaci che vanno in semente. prendi un biroccio e vai a raccoglierli. ho preso il biroccio, ringraziato il vicino e fatto il flan. (per…
degli altri e di me
non ho ricordi di famiglia nella settimana santa, se non il lavoro triplicato di mamma e il bagnarsi gli occhi il sabato allo scampanellio delle campane in festa. ma il blog, la rete, un’amica di penna (e oltre) mi hanno regalato ricordi altrui e tradizioni da scoprire. ecco perchè copio qui, oggi, la mail della luna che mi ha fatto dono dei suoi ricordi e delle sue ansie. “me ne sono resa conto mentre lo scrivevo che oggi è lunedì Santo. ai tempi delle elementari e per poco ancora, in questa settimana l’atmosfera si cominciava a scaldare, almeno emozionalmente: le preghiere obbligate ripetute non ricordo più quante volte al giorno, aumentando ogni giorno fino ad…
pranzo a cassetta
e si ricomincia con la piscina, esercizi forzati per spalle dissestate e, esattamente come un anno fa, le temperature consentono gambe soperte, plaid azzurri e pic nic di leggerezza. ho deciso che quando sarò grande voglio fare la riempitrice di cassette da pic nic. che i monopiatti in piccole dose sono uno sfizio da assaggio e di gusto. che uno via l’altro il tempo vola fra un raggio di sole e una viola viola. che vorrei esser spensierata come sembro leggendomi e invece no. che pesi ai piedi vanno di pari passo con i palloni in testa. -whatever-ecco il mio pasto picnic broccolar di orzo su cavolifrullati – banarancia bread a chiudere nel vaso…
il mattino ha loro in bocca
vorrei che ogni ora fosse ora di colazione. vorrei che la luce del primo mattino durasse almeno mezz’ora per continuare a sognare e a respirare a finestre aperte. vorrei non avere preoccupazioni e restare, libro in mano, su un prato di margherite, plaid d’ordinanza, sporta di campagna, superga ai piedi e thermos di caffè bollente. ho calzettoni e coda di cavallo ma mi manca quello che non c’era un sacco di tempo fa. ieri sul corso delle maschere ho visto bimbi rotolarsi nei coriandoli, bimbe in maschera intervistate sul palco che dichiaravano di voler diventare lavoratrici dello spettacolo e psicologhe (!) bimbi vestiti da trentenni, tristi come trentenni. piccole veline mignon. migno… dicevo colazione. ecco….
di mora romagnola, per mora romagnola
il macellaio di brisighella è un romagnolo doc, di quelli che ti corteggiano mentre sceglie, lui, il pezzo di carne da macinare, snocciola battute mentre chiude magistralmente il pacchetto e ti strizza l’occhio. macella di giovedì la maiala che alleva personalmente (la famosa troia, maiala di razza di cui il paesino collinare vanta la provenienza) se vuoi i ciccioli li devi prenotare per il venerdì, non li troverai il sabato. e forse neanche il venerdì stesso se arrivi tardi. il ragù di mora romagnola è diverso da quello di maiale comune. la carne di questa razza è più simile a quella del cinghiale, più scura con muscoli ben delineati e sapore dolce, il grasso…
siamo gonne
pezzi di stoffa buona a coprire il nostro intimo. sopra o sotto i limiti imposti da quello che dice la gente, la moda, il carattere. siamo gonne e dovremmo essere sollevate per scoprire quanto possiamo alleggerire la vita siamo gonne sgualgite dall’uso, stirate dalla stanchezza, indossate per rabbia, comprate per togliersi uno sfizio. siamo a pieghe, siamo pelle, siamo lana cotta o seta frusciante. siamo vistose o minimali, ricche di fronzoli o di taglio sbieco. siamo gonne da bancarella e da boutique. siamo gonne costrette a cambiare da una moda che ci taglia, ci sfila, ci arriccia e a volte vorrebbe cancellarci. siamo gonne da mattina a sera e poi ci appoggiamo sulla poltrona pronte…
problemi di alimentazione
quella di mio marito nelle ultime due settimane è stata questa. ora: no, il pollo no; non mi sento di mangiare niente; solo un pochino di latte; l’influenza mi ha steso; sono senza energia. io lo capisco amore ma non sò dove attaccarti. mentre so benissimo dove mandarti ad attaccarti. attaccati al cavo. ps: febbre a 39, 5 giorni a tè con biscotti solo a colazione. perso 3 kg che per proprietà casalinga transitiva sono finiti sui miei fianchi. ti amo sempre eh? anche dopo una settimana di lamenti e pronti soccorsi di compagnia. ma l’inappetenza non la sopporto, non io che mangerei a ogni battito di ciglia.
come forrest
gump. perchè ho guardato le tende in camera dell’armadio e ho pensato che era arrivato il momento di lavarle. e con la scala alta ho visto la polvere paleolitica sull’armadio e ho pensato che era arrivato il momento di toglierla e con lo straccio inevitabilmente sono scesa sull’anta e il bianco si è acceso e ho pensato che … e poi mi sembrava che l’armadio di fronte meritasse stesso trattamento e il parquet della stanza a quel punto si è messo a cantare tocca a me tocca a me…e se pulisci un pezzo di parquet, piastrella dopo piastrella fai tutta la zona notte… poi arrivi a toccare la porta, di legno, con lo straccio umido…
sottana miseria
e niente, nell’armadio hai quella gonna che non metti da almeno 7 anni. e ti ricordi anche la data esatta in cui te la sei messa l’ultima volta. gonna marrone, maglia cartadazucchero, giacchina vintage in camoscio beish, calzettoni carta da zucchero, mocassini beish. e allora pensi che te la metti oggi la gonnellina a pieghe e la tiri giù con forza, cosa che fa partire l’effetto molla della gruccia, che diventa un’arma impazzita, per la stanza, fra gli armadi. (grucciamiseriatiodio) e scopri che la gonnellina di pura lana bella è piaciuta tanto alle tarme e lo scopri nell’attimo esatto in cui senti che non puoi fare a meno di lei. che è sempre stata in…
il momento di dire addio
una casa vuota di vita, ma non di cose mi aspetta. una casa e un paese da cui sono stata volutamente lontana, per non sentire la lama dei ricordi affondare dentro me. una casa in cui sono stata felice, così inconsapevolmente felice allora, così consapevolmente impreparata ora. le risate di mamma, le sgridate di babbo, anche il ricordo di nonna che mi correva dietro, in cortile, con la scopa per suonarmele, oggi mi fa sorridere. le tavolate con gli amici dei miei, i saluti della gente che non mancavano mai. oggi scrutano dalle tapparelle per vedere se “sgombriamo” se togliamo il peso di una casa vuota, se vendiamo, se lasciamo mobili, se possono ferire in…
flan cool
religiosamente non sarebbe il giorno adatto. politicamente sono almeno ventanni che. sul monte calvario i ladroni sono più di due. e non verranno crocifissi neanche stavolta no. che il popolo prende svarioni come tutti. che esattamente come chi si ritrova palazzi “asuainsaputa” il popolo si ritrova a non aver votato mai il furfante di turno. ma. l’antipasto di pasqua sarà questo. che mi si sposa bene con il momento storico. il flan, che è tanto cool succede che un giorno suona il vicino e mi dice che ha un “nonmiricordolaparola” di spinaci che vanno in semente. prendi un biroccio e vai a raccoglierli. ho preso il biroccio, ringraziato il vicino e fatto il flan. (per…
degli altri e di me
non ho ricordi di famiglia nella settimana santa, se non il lavoro triplicato di mamma e il bagnarsi gli occhi il sabato allo scampanellio delle campane in festa. ma il blog, la rete, un’amica di penna (e oltre) mi hanno regalato ricordi altrui e tradizioni da scoprire. ecco perchè copio qui, oggi, la mail della luna che mi ha fatto dono dei suoi ricordi e delle sue ansie. “me ne sono resa conto mentre lo scrivevo che oggi è lunedì Santo. ai tempi delle elementari e per poco ancora, in questa settimana l’atmosfera si cominciava a scaldare, almeno emozionalmente: le preghiere obbligate ripetute non ricordo più quante volte al giorno, aumentando ogni giorno fino ad…
pranzo a cassetta
e si ricomincia con la piscina, esercizi forzati per spalle dissestate e, esattamente come un anno fa, le temperature consentono gambe soperte, plaid azzurri e pic nic di leggerezza. ho deciso che quando sarò grande voglio fare la riempitrice di cassette da pic nic. che i monopiatti in piccole dose sono uno sfizio da assaggio e di gusto. che uno via l’altro il tempo vola fra un raggio di sole e una viola viola. che vorrei esser spensierata come sembro leggendomi e invece no. che pesi ai piedi vanno di pari passo con i palloni in testa. -whatever-ecco il mio pasto picnic broccolar di orzo su cavolifrullati – banarancia bread a chiudere nel vaso…

