rendere o’maggio

a maggio, perchè questo è.

ricordo le ciliegie, il caldo e l’ansia da prestazione.  l’imperativo di quel maggio era: imparare a fumare e a baciare. meglio non contemporaneamente. l’amica ci si era messa d’impegno a convincermi che non potevo continuare a essere tredicenne senza. era sabato e in un momento di calma fra teste da lavare e bigodini da togliere,- mamma vado un attimo da anto, torno presto -  il fiatone, la strada dritta a cannone fino alla curva a gomito, il sentirsi in colpa col cuore nello stomaco,  la bici appoggiata al muro caldo. la sigaretta sul tavolo della rimessa e un cesto di ciliegie. un tiro, tosse, una ciliegia,  un tiro, una ciliegia. – mi fa schifo! no dai, i primi son così, insisti – mi sono anche impegnata, ma il cesto di ciliegie è finito, la sigaretta no. schifata, buttata. non era ancora il suo momento. finito un compito sotto un altro, togliamoci il pensiero. devo. non ti conosco, cugino di anto, la tua faccia alla sandrogiacobbe non la scorderò mai più, il tuo sorriso, le mani calde che prendono le mie. apri la bocca. cosaaaaa? non è difficile…devi solo aprire la bocca. non posso ho finito le ciliegie.

i suoi occhi sorridenti, il suo naso che fissavo per non guardare altro, il brivido dell’emozione, il sangue così veloce che lo sento scorrere, la faccia rossa e il sapore delle ciliegie. tredicianni. (come sono le tredicenni adesso?) se ci ripenso, ogni volta che ci ripenso, sento vivida la sensazione di non essere io, la voglia contemporanea di non essere lì e di esserci molto di più e la sicurezza che mamma, con lo sguardo lunghissimo, sapesse esattamente cosa avevo fatto.

poi mille anni dopo le ciliegie sono state lo strumento per smettere di fumare. mai quello per smettere di baciare. e per rendere omaggio a maggio mi fermo a ogni albero di ciliegia e me ne faccio un pugno.  una golosità emozionale credo. (si chiamava arnaldo, ma un nome meno adulto per una tredicenne no?)

e fra una camminata col vivaista e un giro in un fondo coltivato a cigliegi il passo è breve come il gesto.croccante e dolcissima e lucida e non posso smettere di. e quelle scure morbidine che ho in cucina per la prima volta possono diventare qualcosa di diverso di “una ciliegia tira l’altra”; è così che è nato il  mio primo clafoutis. ho puntato decisa sulla ricetta di sigrid, poi mi sono ricordata che anche wenny del claf..is ne cantava lodi. costretta a fare un mix fra le due ricette causa  mancanza di mandorle ho anche  sbagliato pirofila. ne serve una dai bordi più alti o più capiente comunque, perchè parte della pastella avanzava nel boccale e così è finita sopra le albicocche. è devo dire che ci stava benissimo! quindi al prossimo esubero di ciligie preparerò un clafoutis plus haute

500 gr di ciliegie, 3 uova, 6 cucchiai di zucchero, 3 cucchiai di farina, mezzo litro di latte, vaniglia, burro e zucchero di canna per la pirofila. alle ciliegie ho lasciato il nocciolo, ne ho fatto letto su un velo di burro e zucchero scuro, ho frullato uova latte zucchero farina come per le crepes, ho coperto a livello le ciliegie e ho infornato per 40′ a 170°. la prossima volta eviterò il timer e il raffreddamento in forno (messa in forno e uscita per la 100 km in graticola)

è migliore da tiepido, cosparso di zucchero a velo. (il cla foo tì oh cerìs l’ho accompagnato dalla vicina per la puntura mattutina e non è ancora tornato)

 

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